Things learned this week 3

in code, typography

26·09·2009

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Closures, javascript, un nuovo giornale e la questione forma/contenuto.

Code

I was writing a simple javascript for a slideshow. I discovered that the obscure concept of closure is useful.

Consider the following wrong code:


function slideshow(){
  function runSlideshow(){ … }
  function fadeOut (arg1, arg2, arg3){
    …
    window.setTimeout(fadeOut [???], 100);
  }
}

How can you pass arguments to fadeOut?, if you write fadeOut(arg1, arg2, arg3) the function is evaluated in the wrong place. One (very ugly) solution is to pass a string:


window.setTimeout('fadeOut(' + arg1 +',' + arg2 +',' +arg3+')', 100);

Later, when setTimeout call the code the string is evaluated. But in my situation this didn’t work because the string was evaluated outside the function slideshow where fadeOut was defined.

I discovered, seraching the web, that the solution was really simple (and much better):


window.setTimeout( function()
       { fadeOut(arg1, arg2, arg3); }, 100);

Now you define an anonimous function that calls fadeOut and you pass it to setTimeout. This function ‘remembers’ the variables, the functions etc. even when it is called from a point where these variables do not exist anymore. This is what is called a closure.

Tipografia e questioni morali

È uscito un nuovo giornale (Il Fatto Quotidiano), diretto da Padellaro, l’ex direttore de l’Unità defenestrato da Veltroni. Il suo aspetto, diciamo così, ha suscitato qualche malumore tra i grafici (sul blog di LSGraphicDesign un post appassionato sull’argomento): è di una bruttezza sconcertante.

Una delle cose fastidiose è usare la mancanza di grandi budget come una scusa, che alla fine è il riflesso di considerare la ‘forma’ come un incarto.

Eppure dovrebbe essere evidente, particolarmente nel caso di ogni forma di scrittura, anche della tipografia, che qualsiasi contenuto esiste solamente in quanto si fissa in una forma. Non si tratta nemmeno di dire che le due cose dovrebbero andare insieme. Si tratta proprio del fatto che se non si ‘iscrive’ il contenuto ‘ideale’ non esiste proprio.

(come scusa per questa specie di Derrideggiamento ho il fatto che è tanto fuori moda come ascoltare, che sò, le canzoni degli 883.)


COMMENTS

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  1. 30·11·2009 / 2pm Davide Melis said:

    Riguardo al fatto quotidiano.
    Ho avuto modo di vedere solo l’edizione PDF finora, tuttavia il senso di sciatteria permane. Capisco anche il fatto di andare a posizionarsi (magari anche inconsciamente) nella tradizione militante del ciclostilo, tuttavia… rimane sciatto.
    E pensare InformationArchitects stanno facendo il sito ad Internazionale.it semplicemente allineando online l’ottimo progetto grafico della testata cartacea.

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  2. 01·12·2009 / 9am daniele said:

    Riguardando quello che ho scritto qui mi sono accorto che, da parte mia, ho scritto un commento piuttosto arrogante (senza potermelo proprio permettere) a proposito del lavoro di un altro professionista.

    Sul cliclostile: è interessante notare che la scarsità (vera) di mezzi, costringeva a inventarsi soluzioni tutto sommato sobrie – macchina da scrivere, un carattere, un corpo, titoli scritti a mano. In definitiva avere soluzioni economiche che danno grandi possibilità rischia di essere più un problema che una soluzione.

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