Il divertimento di giocare con grandi caratteri di legno, sporcarsi molto, parlare in semi-inglese e mangiare il gelato.
Stampando ad Arezzo con Amos Kennedy
in typography
15·05·2009
Tags: ciac, divertimenti, letterpress, typography
La scorsa settimana sono stato ad Arezzo a seguire un workshop di stampa a caratteri mobili con Amos Kennedy, organizzato dal Ciac. È stata una delle cose più divertenti cui abbia partecipato negli ultimi tempi.
Monica ha trovato, proprio vicino alla stazione di Arezzo questa fantastica tipografia (“tipografia sociale”), con uno spazio adatto per fare il corso. Due tirabozze e una gran quantità di caratteri in legno. La A più grande era inscritta in quadrato cinquanta per cinquanta centimetri. Ma ancora più notevole è stato il tipo di intesa che, pur non parlando la stessa lingua, si è stabilita tra Amos e Paolo, il proprietario della stamperia (o forse, come dice Amos, parlavano la stessa lingua tipografica).
Il primo giorno, per iniziare, abbiamo composto una parola, poi fatto un manifesto pià complesso. Andando avanti, e nei gorni successivi, ci siamo trovati tutti presi a provare cose sempre più complicate, per vedere cosa succedeva. Lo spazio della bottega, piuttosto piccolo, è diventato una specie di terreno di caccia per scovare qualsiasi cosa (e potevi trovare, davvero, qualsiasi cosa), e ogni cosa trovata ti faceva venire in mente di andarne a cercare altre cento.
Il fatto è che manipolando delle cose fisiche, e non rappresentazioni, uno si deve mettere in relazione con i materiali e la loro resistenza. A questo punto si aprono delle possibilità in due sensi: la prima è che per fare una cosa apparentemente banale uno deve ingegnarsi, e questo ingengnarsi produce pensieri, la seconda è che la possibilità di manipolare la materia ‘sfonda’ le due dimensioni, e si aprono strade quasi impossibili nella pratica comune del mestiere. In più l’ignoranza unita al desiderio continua a spingerti verso esperimenti (“cosa succede se…?”).
Nello stesso tempo sia Amos che Paolo potevano offrire, ognuno in modo diverso, una sponda pratica agli esperimenti. Rimango sempre affascinato dalla facilità con cui una persona che domina un mestiere si muove tra strumenti e cose. Come con uno sguardo si riescono a misurare le cose in modo preciso, come tutti i pezzi trovano il loro posto. È quasi vedere una specie di ballo dove i passi sembrano sempre leggeri. Una grande invidia per chi si muove sempre con una certa fatica.
Dal secondo giorno, quando abbiamo cominciato a usare lo spazio fuori della stamperia per appendere quallo che veniva stampato, i passanti hanno cominciato a interessarsi a quello che succedeva lì dentro, con una decina di persone in delirio intorno ai torchi, e felici anche. Alla fine delle giornate eravamo stanchi, Arezzo era tiepida, e si poteva ancora ciondolare.
Curiosamente anche il fatto che ad Arezzo la sera le persone sono sempre troppo in tiro, troppo fighe, troppo pettinate, troppo vestite, troppo macchinate, che sembrano un po’ troppo uscite dalla festa di noemiletizia, non dava tutto questo fastidio.










COMMENTS
comments rss | trackback uri[...] per cui ho dovuto abbandonare momentaneamente la piega puritana del mio lavoro. Mi piaceva, dopo il workshop con Amos Kennedy, in cui avevo sperimentato con la sovrapposizione dei colori, di cominciare a [...]
Che bel racconto Daniele e che invidia!
grazie per il racconto, mi ha fatto respirare un po’ di quell’aria sana di creatività e fantasia e mi sono anche sporcato di inchiostro anche io.
stavo per venirci anche io a quel workshop, all’ultimo ho rinunciato per noiosissimi motivi di lavoro
un saluto, Emanuele
Ad aprile si fa un nuovo corso (non c’è Amos) alla tipografia sociale di arezzo, controlla qui: http://articalligrafiche.it/programma.html
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