Produttivi, produttivi!

in everythingelse

04·02·2009

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Come non diventare produttivi ma pensare di essere tremendamente fichi

Ok, questa mattina l’ho persa dietro cose inutili. Però, se questa è una consolazione, non devo essere stato il solo. Anzi, non devo essere stato il solo negli ultimi anni, considerando il diluvio di blog sulla produttività personale che c’è in giro.

Sembra che essere produttivi sia diventato uno degli imperativi del mondo contemporaneo. Per essere precisi, credo sia il penultimo imperativo (l’ultimo è, ovvio, la frugalità). Ci stiamo addentrando nella grande depressione muniti del nostro bagaglio filosofico: surfare sulle onde dei cicli economici, non opporsi, sorridere. Come sempre, Zizek, lo aveva detto in forma più tagliente.

L’impresa dentro di te

La produttività, fino a qualche tempo fa, era un fenomeno economico, ‘sociale’: lo sviluppo della tecnica rendeva il lavoro umano più produttivo, e le cose stanno ancora così, ovviamente, anzi stanno ancora di più così, perché di sicuro la circolazione di merci e informazioni rendono la produttività del lavoro sempre più un fatto sociale. Nonostante questo la produttività si è trasferita dalle scienze sociali all’interno dell’individuo, fino a diventare una metafora valida anche per la vita sentimentale, per la scelta del menu al ristorante ecc.

I milioni di post sull’argomento aiutano a capire qual è il vero oggetto del desiderio: il problema è l’ossessione di essere nel flusso che impedisce alle persone di concentrarsi. Controllare le proprie e.mail ogni cinque minuti, tornare compulsivamente su facebook ecc. Oppure perdere tempo girando intorno senza mai raggiungere un obiettivo. Esperienze che facciamo tutti, come me in questi giorni.

Le tecniche per essere produttivi girano intorno ad alcuni punti:

  • stabilire delle priorità
  • non rimandare
  • gestire il tempo
  • non rimanere intrappolato in uno stato di attesa/reazione a stimoli esterni imprevisti.

Quello che genera ansia è (per essere schematici):

  • essere sommersi da doveri
  • dovere continuamente verificare di esistere attraverso le nostre connessioni

Le stesse cose permangono

La condizione fluida in cui siamo sempre immersi, la necessità di adattarsi immediatamente a una situazione che cambia incessantemente, non è una condizione dinamica come sembra. Se rappresentiamo su una linea temporale noi, rispetto ai nostri obiettivi, potremmo avere una rappresentazione del genere

                            obiettivo   obiettivo
---------------io-----------^-----------^------------>
					         tempo

ma più diventiamo flessibili e dobbiamo adattarci al just-in-time più il tempo si restringe

                            obiettivo   obiettivo
------------(--io---)-------^-----------^------------>
					         tempo

in poche parole siamo immersi in una specie di presente permanente dove non esiste un futuro e quindi non esistono nemmeno degli obiettivi che non vadano oltre la reazione agli stimoli cui siamo sottoposti.

Liberare il tempo

Guardare le cose in termini di produttività personale, quindi, manca completamente il bersaglio e diventa, anzi, una metafora letale per i nostri stessi obiettivi: è una rappresentazione rovesciata delle cose.

Da designer dovremmo cercare di mettere davanti le esigenze da cui devono discendere le soluzioni. Essere più efficaci nell’uso del tempo può essere (o no) una soluzione, ma l’esigenza sottostante rimane un’altra: aprire la nostra finestra temporale per potere perseguire obiettivi di corto, medio o anche lungo periodo.

Per questo occorre imparare a non rimanere incollati in un presente permanente e di sicuro definire delle priorità, ottenere che le cose siano fatte (getting things done), è una buona cosa: usare meglio il nostro tempo, finire prima il nostro lavoro, eliminare lo stress che deriva dal rimanere sempre indietro, smettere di cercare conferma della nostra esistenza su facebook, tutte cose buone.
Imparare a oziare, una cosa migliore.

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